mercoledì 2 agosto 2017

Corso orti scolastici e giardini educativi - 30 settembre e 01 ottobre 2017

Torna, arricchito nei contenuti e da una nuova docente, il corso dedicato agli orti scolastici e ai giardini educativi. Altra novità rispetto al passato sarà la sede.

Si svolgerà nei giorni 30 settembre e 01 ottobre a Spinetoli, in provincia di Ascoli Piceno e a breve distanza da San Benedetto del Tronto, la nuova edizione del corso dedicato agli orti scolastici e ai giardini educativi.

Il corso si prefigge lo scopo di fornire competenze e conoscenze per avviare percorsi educativi e didattici facenti uso di spazi esterni in cui realizzare orti e giardini educativi.

Ecco le principali caratteristiche del corso:

  • Destinatari: insegnanti, educatori, operatori della didattica e dell'educazione ambientale e chiunque interessato, a vario titolo, alle tematiche descritte.
  • Durata: 16 ore in un week-end, da sabato mattina a domenica pomeriggio, nei giorni 30 settembre e 01 ottobre 2017.
  • Modalità: didattica frontale, momenti di discussione in plenaria, laboratorio manuale e visita a spazi ortivi.
  • Sede: l'intero corso si svolgerà presso il Centro di Educazione Ambientale "Oasi La Valle" posto in Via Piave, 58 a Spinetoli (Ascoli Piceno, a breve distanza da San Benedetto del Tronto)
  • Costi di partecipazione: € 195,00 (centonovantacinque/00) a persona (IVA inclusa). La quota comprende: partecipazione al corso, dispensa, documenti e materiali utili per il lavoro forniti su pen drive del partecipante (da portare in occasione del corso), n.1 copia del libro “L'orto delle Meraviglie” di Emilio Bertoncini (MdS editore). Sono esclusi dalla quota vitto, alloggio e quanto non specificamente menzionato. Al raggiungimento del numero minimo di iscritti sarà offerta un’iscrizione gratuita a due docenti di scuole di aree colpite dal terremoto. Il corso non è accreditato per la carta / bonus docente.
  • Iscrizioni: da perfezionare entro le ore 20:00 del 23/09/2017 mediante versamento anticipato della quota di iscrizione.
  •  I docenti:
    • Emilio Bertoncini: agronomo e guida ambientale, vincitore di una menzione speciale dell'Agricoltura Civica Award 2013. Collabora con la Regione Marche per il progetto Ortoincontro riguardante i temi degli orti urbani e scolastici. Coinvolto in vari progetti formativi ed educativi connessi all'orto e al giardino per le Conferenze Zonali dell'Istruzione di Lucca, Pistoia e Valdinievole e per i comuni di Montale (PT) e Quarrata (PT). E' autore dei libri “Orticoltura (eroica) urbana” e “L'orto delle Meraviglie”.
    • Nicoletta Caccia: esperta di orto-giardinaggio riabilitativo e didattico, progetta, sviluppa e conduce attività mirate alla socializzazione, al miglioramento dello stato psichico e fisico, al recupero di capacità o di abilità compromesse. Si dedica, in particolare, a progetti e ad attività all’interno delle scuole e in case famiglia con bambini e ragazzi dai 2 ai 18 anni. Collabora con scuole, enti e centri di formazione professionale in progetti di didattica ambientale e terapia orticolturale.
  • Il corso sarà attivato con un numero minimo di 15 iscritti.
  • Informazioni e iscrizioni: per richiedere informazioni, ricevere il programma didattico dettagliato o effettuare le preiscrizione è sufficiente scrivere all'indirizzo info@ortiscolastici.it
  • Patrocini concessi: "Con il patrocinio del Centro Studi Formazione Nazionale Lagap" - www.lagap.org




[NB. L'immagine in apertura si riferisce all'ultima edizione del corso svolta a Lucca]

venerdì 21 luglio 2017

Cosa succede all'orto scolastico in estate?

Il titolo di questo post è la più classica delle domande e ammette più risposte Proviamo a vederne alcune.

La prima, quella che spesso mette in difficoltà sul piano tecnico, è la seguente: l'orto scolastico in estate può non esistere. Se non ci sono le condizioni per la cura dell'orto (manca l'acqua, non si può entrare nella scuola, nessuno è disponibile), la cosa migliore è progettare un orto che preveda la raccolta di tutti gli ortaggi a fine anno scolastico e il riposo estivo. Patate, ravanelli, carote, lattughe, piselli, fave e altri ortaggi possono aiutarci in questo. Lo stesso vale per alcuni cereali che possono trovare il loro spazio nell'orto, come grano e orzo. L'importante è che l'orto nasca durante l'anno scolastico e non alla fine di quest'ultimo, in primavera, quando si cade facilmente nella tentazione di piantare ortaggi a ciclo primaverile - estivo. Nelle partenze tardive è meglio comporre una scacchiera di lattughe da raccogliere prima della fine dell'anno scolastico. Purtroppo, non sempre ci si riesce e lo spettacolo dell'orto che muore è l'antitesi educativa del progetto di orticoltura didattica. Questa risposta / ipotesi non va molto d'accordo con chi vive in montagna e trova nel periodo estivo l'unico momento in cui far crescere gli ortaggi.

Una seconda risposta è che l'orto può migrare dove qualcuno se ne potrà prendere cura. Questo è possibile quando si coltiva in contenitori facilmente spostabili. Una soluzione di questo tipo può richiedere una certa progettazione e di questa fa parte l'individuazione di chi è disponibile a portare "a casa" l'orto. Potrà trattarsi degli insegnanti o di altre figure interne alla scuola, ma anche delle famiglie e dei bambini.
In quest'ultimo caso si potrebbe pensare ad una pre-adozione di piccoli orti che i bambini seguiranno a casa durante l'estate. Gli orticelli realizzati in cassetta o altri piccoli contenitori possono nascere a scuola e poi vivere la loro estate a casa dei bambini. Al rientro a scuola potranno dare vita ad uno storytelling in cui racconto, disegni e fotografie rendono l'orto nuovamente condiviso all'interno della classe. Non sfugga il fatto che una soluzione di questo tipo coinvolge la famiglia sia in un "fatto della scuola", sia nelle gestione di un micro-orto, cioè il quel produrre cibo che potrebbe insegnare molte cose, dal senso della cura alla stagionalità degli ortaggi.

La terza risposta, capace di aprire molti scenari e riflessioni, è questa: "in estate si continua a curare l'orto scolastico". Perché questa accada sono necessarie alcune cose. Prima di tutto, il progetto dell'orto deve aver previsto gli ortaggi estivi. Non è cosa difficile, perché in primavera la tentazione di piantare pomodori, peperoni e melanzane è forte, così come quella di seminare mais e fagioli. La scuola deve disporre di un approvvigionamento idrico accessibile in estate e lo spazio dell'orto deve essere accessibile. Nella prima parte dell'estate non è improbabile che il personale ATA della scuola sia ancora al lavoro. In alcune scuole i bidelli sono in servizio anche nel mese di luglio, così come il personale di segreteria, e, se coinvolti nel progetto e compensati con la soddisfazione di qualche raccolto, possono dare un grande aiuto nel far sopravvivere l'orto. 

Se la scuola ospita attività estive o se l'orto è accessibile ad una scuola estiva o, ancora, se ci sono attività di ludoteca o spazio gioco, l'orto della scuola può diventare un supporto educativo proprio per queste realtà. L'orto continua a svolgere la propria finalità educativa, sebbene rimodulata su una nuova utenza. Inutile dire che questa possibilità costituisce un elemento di cui tener conto in fase progettuale, non solo per far sopravvivere l'orto, ma per valorizzarlo nelle proprie funzioni didattiche.

C'è almeno un'altra possibilità ed è quella che piace di più a chi sta scrivendo, cioè la partecipazione delle famiglie e degli stessi insegnanti alla manutenzione estiva. C'è, in particolare, un'esperienza marchigiana che può, è il caso di dirlo, "fare scuola". Si tratta della Scuola Primaria di Cesolo, nel comune di San Severino Marche (MC), nella quale le insegnanti coinvolte nel progetto hanno ottenuto l'autorizzazione del dirigente scolastico a recarsi a scuola in estate con i bambini e le famiglie. Allo scopo è stato creato un gruppo di Whatsapp attraverso il quale sono "convocati" gli incontri nell'orto. La risposta delle famiglie è stata, nel primo anno di attivazione, buona e l'orto in estate è stato uno spazio di convivialità, condivisione e, se vogliamo, di apprendimento non convenzionale. A questa situazione fortunata possono corrisponderne infinite altre, come quella che da quasi dieci anni va avanti nella Scuola dell'Infanzia di Nave, dove lo scrivente con la saltuaria collaborazione di altri genitori cura l'orto anche nottetempo. Anche questa è una soluzione per donare alla scuola un orto capace di rispondere alle finalità educative fin dal primo giorno di attività in settembre.

Esistono altre possibilità? Probabilmente sì e il bello consiste proprio nel fatto che ogni scuola può trovare la propria soluzione e dotarla di un senso educativo.

Prima di chiudere, una piccola nota tecnica: dare acqua alle piante è un'occasione di cura e scoperta e farlo manualmente sul piano educativo è molto più arricchente che dotarsi di un impianto di irrigazione, anche se questo può risultare infinitamente più comodo ed efficace sul piano agronomico.

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[Pezzo scritto da Emilio Bertoncini - www.emiliobertoncini.com - animatore di questo blog e dell'esperienza che fa capo al sito www.ortiscolastici.it]

lunedì 8 maggio 2017

Brainstorming

Le dita hanno appena iniziato a scorrere veloci sulla tastiera e questo articolo una logica ancora non ce l'ha e, forse, nemmeno vuole averla. Si tratta, in buona sostanza, di appunti presi durante un brainstorming involontario ambientato in alcuni orti e giardini educativi.


Do you have a smartphone?

Gennaio 2017. Mi trovo nell'orto della The Bilingual School of Lucca con la classe Grade 4-5 e stiamo lavorando al progetto "Tutte le forme del grano". L'idea è assai semplice: seminare il grano in parcelle di terreno aventi una forma geometrica definita e, per lo più, inusuale. Ai quasi ovvi quadrato e rettangolo si affiancano il cerchio, due tipi di triangolo (equilatero e rettangolo), il trapezio, la stella e l'esagono. Siamo alle prese proprio con quest'ultimo che, come tutti quelli successivi al cerchio, ospiterà l'orzo al posto del grano. E', infatti, ormai tardi per la semina del frumento. Gli studenti stanno cercando di capire come si potrebbe tracciare l'esagono sul terreno. Il loro compito, infatti, è quello di disegnare le figure sul terreno per poi procedere alla sua lavorazione e alla semina. Per le altre forme un po' di ragionamento e creatività sono bastati, ma l'esagono mette tutti a dura prova. All'improvviso Daniel mi chiede se ho uno smartphone. Rispondo di sì e glielo porgo. Pochi minuti dopo ci troviamo intenti ad eseguire le istruzioni del video trovato su YouTube che descrive il modo di tracciare un esagono. Il video fa uso di fogli A4 e compasso. Noi abbiamo un prato, dei bastoncini e del filo, ma il risultato è lo stesso: poche ore dopo i bambini della sezione Kindergarden seminano orzo in una parcella a forma di esagono! per esser precisi, un esagono inscritto in un cerchio di raggio 150 cm.

Rifletto sulle opportunità dei nativi digitali: per loro non sarà essenziale un bagaglio di nozioni, ma l'abilità di trovarle.


Ecco un treno lungo lungo...

Nell'anno educativo 2015/2016 ho introdotto in alcuni nidi d'infanzia del Comune di Quarrata (PT) gli orti in cassetta. Si tratta di piccoli orticelli mobili realizzati utilizzando come contenitore le cassette con cui arriva la frutta nei negozi o, più semplicemente, nella mensa del nido. Non costano niente e consentono di realizzare orticelli anche laddove non c'è terreno disponibile. In tal senso, si prestano soprattutto a collocare dei frammenti di orto all'ingresso dei nidi, dove i bambini passano due volte al giorno e dove possono gradualmente familiarizzare con gli ortaggi che crescono. Il loro allestimento, poi, costituisce una ghiottissima occasione per far manipolare materiali naturali ai bambini.
Una delle sorprese di quest'anno è stata la comparsa nel nido comunale di Via Lippi di orticelli in cassetta realizzati in autonomia dalle educatrici. Disponendo di cassette di legno, l'idea è stata quella di dipingerle aggiungendo un tocco di colore ed estetica. La collocazione di questi piccoli orti è altrettanto significativa: si trovano nel lungo vialetto d'ingresso dove pavimentazioni artificiali e cancellate di metallo fanno la parte del leone. Il percorso di ingresso (e di uscita) si è gradualmente arricchito di ortaggi. La svolta, se così si può dire, è arrivata in occasione di un laboratorio pomeridiano svolto con le famiglie dei bambini durante il quale, in un sussulto di creatività, le cassette hanno preso la forma di locomotiva e vagoni di un treno che, più che un orto, è divenuto un giardino che dà il benvenuto e l'arrivederci ai bambini che arrivano e partono dal nido.

Rifletto sulle opportunità generate dall'incontro tra figure professionali diverse, come l'esperto di orticoltura didattica e le educatrici dei nidi.


Non buono e cattivo tempo, ma buono e cattivo equipaggiamento

Suona più o meno così il motto di Robert Baden Powell e in questo maggio del 2017, nel quale arrivano le piogge che hanno latitato per gran parte dell'inverno e della primavera, sembra essere un'espressione ricorrente. Proprio quando il calendario è più fitto di impegni, i giorni di pioggia rischiano di mandare a monte tutta la programmazione. Se non la pioggia, è il rischio della stessa che spesso induce a rinviare l'attività. La fortunata combinazione della coltivazione effettuata mediante varie tipologie di contenitore e l'impiego di due gazebo mobili diviene una sorta di panacea tanto ai timori, quanto alla pioggia vera e propria. I gazebo offrono una superficie coperta sotto la quale spostare orti in cassetta dai quali raccogliere lattughe, fioriere nelle quali piantare nuovi ortaggi e il kit orto in terrazzo che utilizzo da alcuni anni in varie esperienze di orticoltura didattica. L'orto si sposta sotto una copertura temporanea e tutto torna ad essere possibile.

Rifletto su quanto l'aver abbandonato la fisionomia dell'orto tradizionale abbia offerto e continui ad offrire opportunità e su quanto l'orto sia un pretesto per stare fuori anche quando il tempo è brutto.


A me piace la lattuga, non l'insalata

Iniziamo col sole e terminiamo sotto una pioggia battente, ma più di 40 bambini partecipano alla raccolta delle lattughe cresciute nella serra della scuola, alla loro preparazione e a una grande degustazione. Protagoniste le classi prima e seconda della scuola primaria di Nave, alle porte di Lucca. E' un progetto importante, sebbene piccolo, quello che abbiamo portato avanti quest'anno. Abbiamo coltivato le lattughe e stiamo ancora coltivando le patate. Le prime in tanti piccoli orti in cassetta, le seconde in piena terra. L'importanza dell'esperienza deriva dal fatto che, per la prima volta, si realizza una sostanziale continuità educativa e i bambini che nello stesso plesso hanno coltivato l'orto nei tre anni di scuola dell'infanzia ora lo fanno alla scuola primaria. Tra i bambini coinvolti c'è mio figlio che, con mia grande sorpresa, ripete l'assaggio delle lattughe (ben lavate e condite) più volte. Mentre torniamo a casa mi dice che ha mangiato la lattuga quattro volte e che non capisce perché da una vita gli diamo l'insalata mentre a lui piace la lattuga. Sul momento resto interdetto, poi mi dico che una differenza tra la lattuga che mangia di solito (quella che lui chiama "l'insalata") e quella mangiata a scuola (la lattuga!) c'è e si chiama freschezza. La lattuga mangiata a scuola era ancora viva mentre la masticava, quella che mangia a casa o alla mensa non deve essere più tanto vivace. Quest'ultima a volte non vede il sole da giorni. C'è un'altra cosa che potrebbe influire: quella mangiata a scuola è "la nostra lattuga", quella fatta col nostro lavoro e la nostra pazienza.

Rifletto su quale influenza hanno su di noi le parole e le esperienze.


Curare i bisognosi

Marzo 2017 rimarrà negli annali per il successo dei corsi che propongo periodicamente sul tema degli orti scolastici. Presso la The Bilingual School Of Lucca, che solitamente li ospita, ne svolgo ben due con 36 partecipanti che arrivano da quasi tutte le regioni d'Italia. E' durante la prima mattina del primo dei due corsi che si riflette sull'opportunità offerta dall'orto di incentivare il senso della cura. Accade in ogni corso, ma questa volta un'esperienza raccontata da una delle partecipanti rende tutto diverso. L'episodio cui fa riferimento ha per protagonisti, oltre ai bambini, alcune piantine destinate ad esser messe a dimora. Il problema è che sono disponibili tante piantine quanti sono i bambini, ma una è davvero sofferente e malandata. Per questo le educatrici si chiedono come reagirà il bambino o la bambina che la riceverà e temono che ci sia un rifiuto e che nessuno la voglia. Sorprendentemente, succede l'esatto contrario: i bambini notano subito la piantina malandata e tutti la vogliono. Perché? Perché accudire una pianta che sta bene non è aiutare qualcuno, mentre prendersi cura della pianta che sta male lo è. L'aula (quella del corso) si infiamma riflettendo su questo fatto: l'orto e il giardino sono un buon metodo per lavorare sul senso della cura!

Rifletto e penso a quante volte i bambini siano stati in grado di dare vita ad esperienze che mai avevo pensato o programmato, di solito insegnando qualcosa a noi adulti.


A pranzo fuori

"Affinché non ci sia tradimento" è il titolo di un paragrafo del mio libro "L'orto delle meraviglie". L'espressione si riferisce al fatto che troppo spesso tra i bambini e l'assaggio dei prodotti dell'orto si frappongono ostacoli dovuti ad una rigida interpretazione delle norme igieniche. Noi che coltiviamo orti a scuola, però, comprendiamo bene il valore educativo dell'assaggio di ciò che si è prodotto e il pericolo di distruggere le basi di un percorso se solo insinuiamo il dubbio che il nostro raccolto non sia sicuro perché non controllato. E' importante, invece, far capire come funziona la filiera del cibo che mangiamo e, soprattutto, quali sono le soluzioni per garantire l'igiene degli alimenti. Modalità di raccolta, lavaggio e gestione degli ortaggi sono, quindi, temi rilevanti di ogni assaggio. Educhiamo (anche) alla buona igiene alimentare. Non mancano, però, due elementi che accomunano molte culture del nostro pianeta: la convivialità e il senso di comunità che deriva della condivisione del cibo. E quello che raccogliamo nell'orto possiamo anche mangiarlo nello stesso orto allestendo una tavola bella e sicura.

Rifletto e penso a quante opportunità educative si perdono facendosi schiacciare dal peso di responsabilità vere e presunte.


Oltre la strada

L'orto a scuola è un'esperienza che può risultare molto coinvolgente per i bambini, ma rischia di trasmetterne un'idea univoca, mentre al mondo i modi di coltivarlo e le fisionomie dell'orto sono molte e diverse. Poterne visitare uno diverso, che risponde a obiettivi differenti, contribuisce ad arricchire l'esperienza. Trovare un orto nei paraggi, soprattutto per le scuole di città, può non essere facile. Una sbirciatina su Google Maps può, però, riservare delle sorprese. Non sono pochi, infatti, gli orti nascosti dietro siepi e muri, soprattutto nei centri storici. A volte, però, per scoprirli basta guardare poco oltre... diciamo oltre la strada e il muretto che chiude la resede della scuola. E' quanto accade a Nave (LU) dove l'osservazione dell'orto di prossimità, quello del nonno di una della bambine della scuola, può avvenire lanciando lo sguardo oltre la strada. E l'occasione è ghiotta per scoprire che l'orto avente obiettivi produttivi è diverso da quello educativo che facciamo a scuola!

Rifletto su come la scuola possa avere risorse a pochi metri dall'edificio che la ospita e su quanti siano gli ostacoli che ne impediscono la valorizzazione. Mentre lo faccio decido di contattare il nonno-orticoltore e di organizzare una gita nel suo orto.


Guarda chi è venuto a trovarci!

La semina del grano è andata male, molto male. I colombi, infatti, hanno mangiato tutti i semi (o quasi). Ci riproviamo con l'orzo poiché è ormai gennaio avanzato. Siamo nell'orto-giardino di un nido e, dopo aver smosso un po' la terra che già aveva ospitato i semi del grano, ci apprestiamo a seminare il nuovo cereale. Con l'impertinenza propria dei colombi, uno di loro si presenta tra i bambini che ancora tengono in mano i semi e... reclama il proprio pasto! Da agricoltori provetti avremmo più di un motivo per protestare, ma l'occasione di vedere da vicino un rappresentante della fauna urbana è una tentazione troppo grande. E' per questo che di lì a poco lanceremo un po' di semi di orzo nel prato per far sostare il più possibile il nostro impavido piccione. L'incontro si protrae per un po', poi lui se ne va sazio e noi proseguiamo nella semina. La nostra nuova parcella circolare di orzo è destinata ad esser protetta con un telo di tessuto non tessuto ben fissato a terra su tutto il perimetro per difendere i semi appena nascosti sotto terra, ma il colombo è ormai la star del giorno.

Rifletto su quanto spesso diamo per scontate cose che non lo sono. Per esempio, non è affatto scontato che i bambini di un nido conoscano i colombi.


Gli appunti di questo brainstorming sembrano non finire mai, ma è giunto il  momento di far sedimentare esperienze e riflessioni. Non c'è una conclusione da trarre, ma il consolidarsi di una consapevolezza: agire a favore delle esperienze che divengono fattore educativo e lasciar perdere la rigida programmazione di un'attività, spesso aumenta l'utilità del progetto di orticoltura didattica a scuola (e nei nidi).


[Articolo a cura di Emilio Bertoncini]



sabato 29 aprile 2017

Al Creda di Monza il corso su "Orti didattici e terapeutici"

Il corso, aperto ad insegnanti, educatori, operatori della didattica e a tutti coloro che sono interessati ad approfondire i temi descritti, si svolgerà presso la sede dell'associazione CREDA onlus alla Cascina Mulini Asciutti - Parco di Monza.

La finalità dell'iniziativa è quella di stimolare la nascita o l’implementazione di esperienze di orticoltura didattica/terapeutica a scuola e nei servizi educativi. A tal fine il corso si propone di fornire strumenti per la progettazione di esperienze di orticoltura didattica/terapeutica nelle diverse tipologie di servizio educativo/scuola di provenienza degli iscritti e con riferimento alle diverse possibili condizioni del sito a disposizione.

Docenti del corso:

Emilio Bertoncini - esperto di orticoltura didattica e urbana, sempre più vicino al mondo pedagogico e a proprio agio nel ruolo di mediatore degli apprendimenti. Collabora con la Regione Marche per i progetti “Ortoincontro” e “Fattoria incontra” e con numerose amministrazioni e agenzie formative toscane per le quali cura percorsi formativi ed educativi connessi all’orto e all’educazione in natura.

Nicoletta Caccia - Esperta di orto-giardinaggio riabilitativo e didattico. Progetta, sviluppa e conduce attività mirate alla socializzazione, al miglioramento dello stato psichico e fisico, al recupero di capacità o di abilità compromesse. Si dedica in particolare a progetti e ad attività all’interno delle scuole e in case famiglia con bambini e ragazzi dai 2 ai 18 anni. Collabora con scuole, enti e centri di formazione professionale in progetti di didattica ambientale e terapia orticolturale.

Per saperne di più: CLICCA QUI!

domenica 25 dicembre 2016

Orti scolastici e giardini educativi in cerca di un senso

Il Natale offre la prima vera pausa nell'anno scolastico ed educativo e troviamo il tempo per scrivere qualcosa con un pizzico di calma. E' il momento giusto per voltarsi indietro e scoprire con uno sguardo diverso il lavoro svolto. Lo facciamo con alcune immagini e qualche riflessione.

Iniziamo con una piccola scoperta poiché i fatti risalgono alla scorsa primavera. Dopo un corso di formazione nel quale si è parlato di orti scolastici e giardini educativi e della scommessa di rendere più ricco e interessante lo spazio esterno dei nidi, all'Asilo Nido Il Palloncino Rosso di Monsummano Terme (PT) è successo qualcosa di speciale. Si tratta della trasposizione in realtà di una metaprogettazione fatta proprio durante il corso. Le idee relative a possibili cambiamenti del giardino, già molto frequentato dai bambini, sono state oggetto di una giornata in cui i bimbi e i loro familiari si sono dedicati proprio a questo spazio. Sono state create aiuole con piante che prima non c'erano, sono stati potati arbusti e siepi per favorire la loro esplorazione da parte dei bambini e, soprattutto, si è lavorato ad un bene comune in piena condivisione. E' accaduto con uno spirito di cambiamento che parte dal basso e riduce i costi per la comunità, oltre a favorire lo sviluppo del nostro senso civico. Tutto questo grazie ad un bel gruppo di educatrici che ci crede. Queste le parole di una di esse: "è un cambiamento di prospettiva che ci ha riportato a quelle che sono le cose davvero importanti e che i bambini conoscevano già molto bene ma che, grazie al corso, abbiamo ritrovato anche noi. Il percorso continua e i bimbi, le famiglie e anche il nostro sentire ci confermano ogni giorno che la strada è quella giusta". Un bel risultato!

Dalla primavera facciamo un salto alla fine dell'autunno  quando, al termine di una mattinata di lavoro con i bambini nell'orto della Scuola dell'Infanzia di Nave (LU), ci siamo dedicati all'osservazione dell'orto che un nonno fa proprio di fronte alla scuola. E' quello che definiamo orto di prossimità, cioè un orto vicino a quello scolastico che consente di mettere a confronto modi diversi di fare l'orto. Averlo è una fortuna e non dipende certo dalla nostra volontà, valorizzarlo con periodiche osservazioni e qualche passeggiata è, invece, un nostro compito. Per i bimbi quello sguardo non è nuovo, ma aiutarli a guardare in modo diverso è un utile complemento alle loro osservazioni spontanee.

Rimaniamo in autunno e ci spostamo alla The Bilingual School of Lucca dove sono accadute molte cose di un certo interesse.

Prima di tutto i ragazzi della classe Grade 4-5 hanno lavorato al progetto Tutte le forme del grano. Si tratta dell'idea di seminare il grano e altri cereali autunno - vernini all'interno di piccole parcelle dalla forma geometrica definita e, soprattutto, progettata e poi tracciata sul terreno. Avremo un quadrato, un rettangolo, un cerchio, alcuni triangoli e così via. Come si usa dire, non tutte le ciambelle vengono col buco e le prime semine hanno avuto qualche problema: siamo in ambiente urbano e gli uccelli del circondario  hanno gradito le semina, ma come buon pranzo. E' stato necessario proteggerle con appositi teli.

Il grande giardino della scuola con i suoi maestosi faggi è divenuto scenario di molti momenti in cui i bambini interessati si sono dedicati alla raccolta delle molte foglie cadute. Si è trattato di attività spontanee a cui i bambini si sono dedicati in un clima di cooperazione e condivisione. Non avendo a disposizione tanti attrezzi quanti sono i bambini, si sono attivate tutte le dinamiche tipiche della necessità di condivisione, dai contrasti ad uno spontaneo avvicendamento nell'uso strumenti. In tutti i casi, senza esserne forse troppo consapevoli, i bambini hanno lavorato sul proprio senso della cura, tanto del giardino, quanto di sé e delle relazioni con gli altri. Inutile dire che il lavoro e il gioco si sono alternati osmoticamente e che l'esperienza è stata spesso molto sensoriale. Dal contatto con le foglie ad una vera e propria immersione negli odori della loro decomposizione, i bimbi non si sono fatti mancare proprio niente.

Proprio le foglie sono state protagoniste di una piccola esperienza che ha coinvolto la classe Grade 2-3. Avendo affrontato il tema dei funghi e del loro sviluppo è apparso chiaro come sia difficile capire la differenza tra corpo fruttifero e apparato ifale e la capacità dei funghi di esplorare con le ife l'ambiente in cui vivono. Si è pensato, allora, di riprodurre artificialmente le ife dei funghi sostituendole con dei fili di materiale vario, creando il loro intreccio sul terreno per poi ricoprirle con le foglie e quindi "far nascere" qua e là dei corpi fruttiferi. Dopo il loro raccolto ci siamo posti due domande. La prima è stata "cosa abbiamo raccolto?". La seconda è stata: "Dove sono i funghi?". E' risultato del tutto spontaneo affermare che abbiamo raccolto i corpi fruttiferi, quelli che di solito definiamo "funghi", e che quello che è rimasto sotto i nostri piedi (e le foglie), cioè le ife, sono i veri funghi.

Una delle novità del giardino è scaturita da un suggerimento dei bambini che da tempo si dedicavano spontaneamente alla manipolazione del materiale naturale maggiormente disponibile, cioè la terra. Dallo scavare buche in ogni dove al dedicarsi alle manipolazioni in un grande vaso che saltuariamente ospita fiori e ortaggi, l'esigenza si è manifestata in tutti i modi possibili. Cercando di favorirne il soddisfacimento e senza voler sostituire le predette attività spontanee, sono stati collocati nel giardino, proprio in prossimità dell'ingresso dell'orto, due grandi contenitori di legno che nel tempo ospiteranno sia terricci, sia altri materiali. Ad oggi, per esempio, ci sono foglie e cortecce che, però, non sembrano avere lo stesso potere d'attrazione della terra.

Infine, il lasso di scuola che va da settembre alle vacanze natalizie ha consacrato l'uso del giardino segreto che ospita l'orto in piena terra della scuola come spazio di elezione per lo svolgimento di molte attività e come generatore di spunti didattici.
Esso è stato scenario dei momenti scolastici più diversi, dall'esperienza delle caldarroste a momenti di osservazione, scrittura, disegno e studio delle sonorità con l'insegnante di musica. Grazie ad una nuova organizzazione della scuola abbiamo anche avuto la possibilità di sfruttare questo spazio per momenti di esplorazione spontanea che hanno portato i bambini a contatto con i materiali dell'orto e del giardino e, forse, anche con una propria intimità. Aver lasciato alcune piante sul posto oltre ogni ragionevole epoca ha offerto possibilità di osservazione che sarebbero state altrimenti precluse. Andare in questo spazio è stato un fatto generatore di innumerevoli spunti. Tra questi una bella sperimentazione legata alla vita dei lombrichi e allo studio degli ecosistemi in cui vivono che è ancora in corso.

Tutto questo è successo senza dimenticare il valore pedagogico e il divertimento dello sporcarsi le mani nel modo più bello del mondo, cioè toccando la terra che ci dà vita.

venerdì 25 novembre 2016

Torna il corso su orti scolastici e giardini educativi


CONFERMATA L'EDIZIONE DEL 4 E 5 MARZO, IL CORSO SARA' REPLICATO IL 18 E 19 MARZO 2017 PER IL GRANDE NUMERO DI ISCRIZIONI PERVENUTE.

Si svolgerà nei giorni 04 e 05 marzo 2017Lucca la prossima edizione del corso dedicato agli orti scolastici e ai giardini educativi.
Il corso si prefigge lo scopo di fornire competenze e conoscenze per avviare percorsi educativi e didattici facenti uso di spazi esterni in cui realizzare orti e giardini educativi.

Ecco le principali caratteristiche del corso:
  • Destinatari: insegnanti, educatori, operatori della didattica e dell'educazione ambientale e chiunque interessato, a vario titolo, alle tematiche descritte.
  • Durata: 12 ore in un week-end, da sabato mattina a domenica all'ora di pranzo, nei giorni 04 e 05 marzo 2017.
  • Modalità: didattica frontale, momenti di discussione in plenaria e visita ad un orto scolastico (nel pomeriggio della domenica è prevista una seconda visita facoltativa ad un altro orto scolastico).
  • Sede: l'intero corso si svolgerà presso la The Bilingual School of Lucca, realtà in cui viene portata avanti un'esperienza di orticoltura didattica a scuola, che si trova a Lucca. Si suggerisce l'ingresso da Via Nicola Farnesi di fronte al n. 360
  • Costi di partecipazione: € 175,00 (centosettantacinque/00) a persona. La quota comprende: partecipazione al corso, dispensa, documenti e materiali utili per il lavoro forniti su pen drive del partecipante, n.1 copia del libro “L'orto delle Meraviglie” di Emilio Bertoncini (MdS editore). Sono esclusi dalla quota vitto, alloggio e quanto non specificamente menzionato.
  • Modalità di iscrizione: Per richiedere informazioni o effettuare le preiscrizione è sufficiente scrivere all'indirizzo info@ortiscolastici.it.
  • Iscrizioni: da perfezionare entro le ore 20:00 del 20/02/2017 mediante versamento anticipato della quota di iscrizione.
  • Il docente: Emilio Bertoncini, agronomo e guida ambientale, finalista e vincitore di una menzione speciale dell'Agricoltura Civica Award 2013. Collabora con la Regione Marche per il progetto Ortoincontro riguardante i temi degli orti urbani e scolastici. Coinvolto in vari progetti  formativi ed educativi connessi all'orto e al giardino per le Conferenze Zonali dell'Istruzione di Lucca, Pistoia e Valdinievole e per i comuni di Montale (PT) e Quarrata (PT). E' autore dei libri “Orticoltura (eroica) urbana” e “L'orto delle Meraviglie”.
Il corso sarà attivato con un numero minimo di 12 iscritti.

giovedì 3 novembre 2016

Segnali di fumo

Preparazione della "Zuppa della strega"
Quante parole spendiamo per parlare di cibo? Tante. Quante di queste sono rivolte ai bambini? Tantissime.Quante di queste, però, arrivano davvero ai destinatari? Eh, forse di meno. A volte perché il modo in cui portiamo questo tema all'attenzione dei bimbi non parla il linguaggio degli stessi e non li appassiona.
La soluzione non sono di certo i segnali di fumo, ma un po' di questo potrebbe anche aiutare. Come?

Alla The bilingual school of Lucca è nata l'idea di fare un gioco molto serio che partendo dal fumo ha permesso di affrontare in modo divertente e coinvolgente il tema del cibo. Un gioco che ha messo insieme due momenti molto particolari. Il primo, un po' magico, è stato quello della preparazione della "zuppa della strega". Inutile dire che gli ingredienti rimangono segreti ma, trovandoci al limitare dell'orto, si è trattato di ortaggi e di qualche erba aromatica cresciuta in un bellissimo labirinto (che sia anch'esso magico?). E' stata un'occasione per parlare dei possibili ingredienti di una zuppa, del ruolo di alcune piante aromatiche nella nostra alimentazione e dell'importanza dell'olio extravergine di oliva biologico nella nostra dieta. Se ne è parlato tra bacchette magiche e promesse di incantesimi, un modo di certo non "serioso" ma molto coinvolgente per i bambini che si sono avvicendati nell'aggiungere ingredienti più o meno magici e per girare la zuppa che stava cuocendo. Qualcuno si è avventurato vicino a un fuoco che non è nato per magia, ma che è stato acceso con maestria e con tutte le precauzioni atte a renderlo utile e non pericoloso. Un grande secchio pieno d'acqua e un estintore erano, infatti, nelle vicinanze, mentre i bambini si trovavano a debita distanza finché non è stato chiaro che il fuoco fosse ben addomesticato.

Le castagne al fuoco
Se la zuppa è stata un tramite per parlare di cibo in modo fantasioso e legato al momento (Halloween e Lucca Comics and Games erano in arrivo), il fuoco ha fatto da ponte con la tradizione. Una volta liberato dalla zuppa, infatti, è servito per fare quelle che in Toscana si chiamano "mondine", "bruciate" o, con un gergo ben più diffuso, "caldarroste".
Nel solco della tradizione locale sono state, infatti, arrostite le castagne che i bambini hanno potuto sbucciare ancora calde e mangiare. Inutile dire che, come sempre accade, la reazione è stata molto diversa: si va da bambini che dopo un primo assaggio si sono fermati di fronte ad un sapore troppo intenso e nuovo ad altri che avrebbero mangiato i frutti di un intero castagneto.
Ciò che conta è che, evitando slides e tante parole, i bambini abbiano sperimentato in prima persona un modo tradizionale di cuocere le castagne e che abbiano avuto modo di esplorare gusti nuovi. Per capire il castagno e la sua cultura serve ancora molto, ma questo primo passo può essere davvero importante, così come il fatto che il fuoco e il fumo, spesso associati al pericolo, siano tornati ad una propria normale utilità.

Niente di magico, ma anche questo tentativo è un po' un segnale di fumo che manda un messaggio a chi si quotidianamente vive il mondo educativo e la necessità di parlare del cibo e della sua cultura ai più piccoli. Gesti antichi e semplici, un po' di fantasia e il coinvolgimento diretto sono ingredienti comunicativi che possono aiutare molto. Ancor di più il coniugare il fare, le informazioni che riteniamo utile trasmettere e la sollecitazione dei sensi, dal gusto all'olfatto, dalla vista al tatto e fino all'udito.

Non sentite anche voi il crepitìo del fuoco e l'odore del fumo?